Di Laura Gorini

E’ lei- la bellissima fotomodella e attrice lombarda- Paola Lucrezia Anzelmo la testimonial della nuova linea Lebole denominata Potiche. Ma questa non è la prima volta che la giovane, dotata di un’ innata eleganza, collabora con questa azienda, bensì la terza! Ecco che cosa ci ha svelato di sè e di questa splendida collaborazione…

Paola, e così sei per la terza volta sei volto per la Lebole… Ci vuoi parlare di come è nata questa collaborazione?

Guarda, sono emozionata nel parlarne oltre che molto felice. Lebole è l’azienda che più si avvicina a ciò che amo: l’individualità e unicità dei loro pezzi, la passione che mettono per il loro lavoro sia Nicoletta e Barbara Lebole, sia Paolo Perugini che ritengo un artista assai ecclettico. Le collezioni Lebole “profumano” di posti lontani, misteriosi e magici come le sete che utilizzano per realizzare i loro gioielli. Ecco, tutto questo è in linea con il mio carattere, con ciò che amo e quindi indossare un gioiello Lebole è stato per me un vero piacere. Ergo, credo che la collaborazione sia nata proprio da una stima reciproca, dal condividere gli stessi valori.

Se non erro legata all’ ultima collezione vi è una storia particolare…

Sì, è esatto, una storia molto particolare e molto bella che mi fa tanto piacere raccontare. Tutti i gioielli Lebole che sono interamente realizzati a mano hanno una loro storia da raccontare, ma quella legata alla nuova collezione Potiche è particolarissima e secondo me “profuma di poesia”. Potiche è il nome di un antico vaso giapponese. La leggenda racconta di una anziana signora che era solita attingere l’ acqua da un ruscello e portarla a casa, utilizzando due grandi vasi posti all’estremità di un palo. Uno dei due vasi presentava però una crepa e qui viene il bello: ascolta bene! Il vaso con la crepa si sentiva un po’ “fallito” rispetto all ‘altro vaso poiché parte dell’ acqua fuoriusciva da esso e cosi si dispiaceva molto che questo suo “difetto” fosse di ostacolo per l’anziana signora e un giorno le confidò questo suo dispiacere; ma la reazione della anziana signora fu diversa da come -magari- ce la saremmo aspettata: essa, consapevole della crepa del vaso, aveva piantato dei fiori sul lato della strada dalla parte di quel vaso e, ogni volta che percorreva il sentiero, i fiori venivano annaffiati dall’ acqua che fuoriusciva dalla crepa. Alla fine proprio quella crepa aveva permesso alla anziana signora di poter avere fiori bellissimi con i quali ornava la tavola.

Ecco il messaggio- a mio parere- pieno di poesia e positività: con la propria intelligenza e buon senso, la signora era riuscita a trasformare la “mancanza” del vaso con la crepa, in un suo punto di forza e ciò che avrebbe potuto essere di ostacolo, diventava così un punto a favore.

Questa storia ti ha dato motivo di riflessione?

Sì, infatti io stessa ho riflettuto molto sul significato di questa leggenda. Spesso si sente parlare di come trasformare le nostre debolezze in pregi, ma trovo che mai come in questa storia, il concetto sia stato espresso con tanta umanità e delicatezza. Ti racconto a tal proposito un mio episodio personale: per un periodo di tempo avevo sviluppato una forte allergia allo smog e mi era stato consigliato di trascorrere molto tempo in mezzo alla natura e all’aria il più possibile pulita. Inizialmente è stato un limite per me, poiché la parte lavorativa ne veniva molto danneggiata e io tengo molto al mio lavoro, ma poi con il passare del tempo ho scoperto il piacere di coltivare fiori, di osservare la loro vita e la loro evoluzione, etc. Inoltre ho avuto la possibilità di amare ancor più la natura rispetto a quanto non la amassi prima dove, presa da mille impegni, non avevo mai avuto l’occasione di soffermarmi cosi a lungo sulla sua bellezza e sulla sua armonia. Ora, completamente guarita dall’allergia, mi sento più ricca di sensazioni e stati d’animo al punto tale di desiderare io stessa di abitare in un luogo naturale.

Dicevamo che è la terza volta che collabori con il marchio Lebole… Il tre è un numero molto particolare… Ci hai mai pensato? Ti reputi una persona scaramantica?

No, non sono affatto scaramantica, o meglio non in modo particolare. Diciamo che la mia è una “scaramanzia positiva”. In che senso? Beh, mi spiego meglio. Non sono il tipo che ha paura di intraprendere un viaggio se è venerdì 17, ma -al contrario- ai numeri lego avvenimenti positivi e gioie. Il  tre è sempre stato il mio numero preferito insieme al 23 e al 19. Ad ognuno di questi numeri è legato un particolare avvenimento della mia vita. Al numero 23 è legata una “speranza” che avevo e che proprio in quella data si è realizzata.  Il numero 19 è il numero per me portatore di novità piacevoli. Quando ricevo una novità che mi rende felice o soddisfatta il più delle volte accade il 19 del mese. Anzi a volte guardo il calendario e se siamo intorno al 15/16 sono già in “trepidazione” e il 19 si avvicina e con esso piacevoli novità!

Al numero 3 è – invece-  legato un mio episodio personale, ma ci vorrebbero sette pagine di intervista per raccontarlo  tutto e a quel punto credo che il lettore si sarebbe già stufato di leggere ( Paola ride). Infine, già che stiamo parlando di date, ti confido che il mio mese preferito è luglio dal momento che anche in quel mese mi sono successi avvenimenti molto significativi e belli e poi adoro il mese di dicembre poichè io amo il Natale e la sua magia.

Ok, sei una scaramantica molto particolare tu: ho capito! E cos’ altro sei, Paola? E che cosa- invece- non sei?

Sono tranquilla e  “paciosa” come mi hanno soprannominato persone amiche che mi conoscono da tempo. Mi chiamano “la paciosa” perché ho un carattere tranquillo e il soprannome che mi hanno dato  mi fa sorridere e mi descrive molto bene. Ho molto chiaro davanti a me le mete che desidero raggiungere e la persona che desidero essere, ma proseguo per il mio percorso in modo – per l’ appunto- “pacioso”. Non sono il tipo di persona che si lascia influenzare dalle mille voci del mondo. La chiarezza di idee che ho è sempre stato il mio “punto di forza”,  una specie di bussola che mi indica il percorso e che illumina la mia strada. Spesso le persone hanno cercato di influenzarmi, ma ho saputo riconoscere quelle che lo hanno fatto per il mio bene -e gliene sono grata-  da quelle che in modo non onesto, non miravano al mio vero bene. Sono sempre stata consapevole che la chiarezza di idee che ho sempre avuto, mi ha aiutato molto a non disperdermi , ma a concentrare le mie energie . Sono anche molto equilibrata e ricerco l’equilibrio e l’armonia in ogni cosa.

Ora veniamo alla seconda parte della domanda: cosa non sono. Pur essendo una persona che ama fantasticare e sognare, non sono il tipo che passa intere giornate a parlare di nulla o di cose astratte: vado subito al concreto. Se ho una idea, cerco in modo pratico di renderla concreto. Non amo parlare , se alle parole non segue un’ azione.

Sei proprio un bel peperino tu, Paola! E infine, per concludere questa nostra chiacchierata, ci sveli che cosa ti auguri di ottenere e di raggiungere a breve termine?

La mia persona e la mia figura professionale di fotomodella è legata all’eleganza e allo stile che secondo me è tipico di noi italiani, quindi quello che spero di ottenere è il far conoscere maggiormente il nostro stile all’estero attraverso la mia immagine