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La LAV lancia la prima vetrina web con rating etico (4 livelli): su animalfree.info già tante aziende (Geox, Elisabetta Franchi, Miniconf, Barel Ethical Luxury, Quagga, ecc.) con logo dedicato per identificare e valorizzare lo stile “animal free”, responsabile e sostenibile.
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Per la Moda l’opportunità di una nuova vetrina via web, con rating etico: animalfree.info (disponibile in inglese, cinese, russo, italiano) è l’innovativo progetto Animal Free Fashion ideato dalla LAV per identificare e valorizzare lo stile “Animal Free”, responsabile e sostenibile, caratterizzato da politiche commerciali rispettose dei diritti degli animali e dell’ambiente, agevolando così l’incontro tra domanda e offerta. In particolare gli Italiani e i Francesi, secondo il recente sondaggio ISPO (gennaio 2015, 3600 interviste in sei Paesi Europei) commissionato dalla LAV, manifestano un’elevata propensione all’acquisto di prodotti privi di materiali di origine animale (81,1%): un mercato in espansione, un’opportunità di crescita economica per le aziende Moda rispettose degli animali.logo-animal-free

Le caratteristiche del progetto Animal Free Fashion, ideato dalla LAV:

  • Primo rating etico (LAV) per la valorizzazione delle aziende Moda “Animal Free”, suddiviso in 4 livelli: sostituzione della “pelliccia animale” (livello di Rating: V); “piume” (VV); “seta e pelle” (VVV); “lana” (VVV+).

Più materiali animali un’azienda s’impegna a non utilizzare, migliore sarà il livello di rating raggiunto. Si tratta dunque di un rating premiante, in quanto tutte le aziende che saranno valutate si sono dotate di almeno una politica aziendale “senza pellicce”.

  • Logo Animal Free identificativo del progetto, che tutte le aziende (anche se ancora negli step intermedi) avranno la possibilità di utilizzare gratuitamente nei propri prodotti o linee di prodotto che sono già privi di materiali di origine animale, per comunicare il loro impegno etico.
    • L’adesione al progetto Animal Free, l’utilizzo del logo Animal Free (nonché della valutazione di rating) sono assolutamente gratuiti.
    • Il sito www.animalfree.info è multilingue (inglese, cinese, russo, italiano) per avvicinare i consumatori alla Moda etica e promuovere anche all’estero i prodotti e le aziende impegnate in questo progetto.
    • Il sito www.animalfree.info è adatto alla tecnologie mobile: è navigabile da qualsiasi smartphone, per consentire al consumatore di trovare utili consigli proprio nel momento cruciale, lo shopping.
    • Per aderire al Progetto Animal Free Fashion le aziende possono rivolgersi alla LAV scrivendo a: animalfree@lav.itVetrina virtuale e gratuita per promuovere i prodotti “Animal Free” sul sito tematico internazionale animalfree.info e fare conoscere l’ampia gamma di scelte che il mercato già offre.Con questo progetto abbiamo tracciato una strada che invitiamo ad intraprendere a tutte le aziende Moda volenterose e attente alle implicazioni etiche delle loro produzioni: un’opportunità, peraltro gratuita, per distinguersi nel mercato – dichiara Simone Pavesi, Responsabile del Progetto Animal Free Suggeriamo 4 step con i quali un’azienda può impegnarsi pubblicamente e sulla base dei quali comunicheremo il reale impegno etico dell’azienda stessa. E’ infatti necessario valorizzare queste produzioni, distinguendo tra chi ha rinunciato “solamente” all’uso di pellicce da chi invece ha già compiuto un ulteriore passo in avanti rinunciando anche alle “piume” e da chi si caratterizza dall’essere già totalmente “Animal Free”.1d613d88-43ea-4569-b85e-434135c32532_xl

      LE PRIME AZIENDE IN VETRINA SU www.animalfree.info

      ·        Il sito www.animalfree.info è in continuo aggiornamento e il numero di marche (e prodotti) “Animal Free” aumenterà nei prossimi mesi. Ad oggi tra i marchi con la migliore valutazione etica (VVV+) segnaliamo: Quagga, TU&TU, NVK, Barel Ethical Luxury, CamminaLeggero, Amali, NOAH.

      ·         Al secondo livello rating (VV): segnaliamo la rinomata stilista Elisabetta Franchi – alla cui sfilata parteciperà la LAV, sabato 28 febbraio a Milano (ore 20) – che già per alcuni dei capi della collezione autunno-inverno 2015 utilizzerà il logo “Animal Free”. A questo livello è possibile trovare anche gli accessori moda di Elena Casati.

      ·         Numerosi i marchi posizionati al primo livello “V”: dalla moda bimbo di Miniconf (marchi Sarabanda, Dodipetto, iDO) all’abbigliamento firmato Geox. 

      La LAV precisa che:

    Approfondimenti

    Moda e Responsabilità Sociale: ecco perché il nuovo rating etico della LAV

    La Commissione Europea, con la Comunicazione n.681 del 25/10/2011 (adottata dal Parlamento UE con la Risoluzione n.50 del 6/2/2013), definisce la Responsabilità Sociale d’Impresa come la “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”. Molte aziende moda pubblicano (anche sui propri siti web) sezioni dedicate al loro impegno sociale, se non addirittura interi rapporti di “sostenibilità”. Alcune grandi aziende moda dispongono di uffici o dipartimenti dedicati alla Corporate Social Responsibility. Tuttavia, la maggioranza delle imprese (italiane e straniere) tende ad escludere dalle questioni sociali, ambientali ed etiche (anche quando promosse dalle sollecitazioni dei consumatori), la questione animale.

    L’industria dell’abbigliamento (includendo anche il settore calzaturiero e degli accessori moda) ha delle significative ripercussioni sulla qualità e durata della vita di milioni di animali. Non si tratta solo degli animali allevati, catturati e uccisi per la produzione di pellicce (oltre 80 milioni l’anno nel mondo), ma anche di numeri di fatto incalcolabili delle vite di altri animali che, direttamente o indirettamente, esistono per la fornitura di “materiali” quali: piume, pelle, seta, lana (ma anche corna e ossa).

    L’industria della moda ha un impatto significativo in particolare su tre aspetti della società, con cui si confronta:

    • benessere animale
    • inquinamento e consumo energetico
    • valori sociali

    Se per quanto concerne gli ambiti “inquinamento e consumo energetico”, la tecnologia potrà trovare soluzioni sempre più efficienti (anche se è dimostrato che le produzioni animali hanno impatti ambientali maggiori delle produzioni alternative), per l’ambito “benessere animale” nessuna azienda sarà mai in grado di dimostrare che al singolo animale da cui ha ricavato il dato materiale, siano state risparmiate privazioni e sofferenze, e assicurata una vita naturale (per qualità e durata). Così come nessuna azienda potrà mai dire di essere rispettosa dei “valori sociali” di rispetto degli animali, che sono sempre più diffusi e radicati nelle nuove generazioni di consumatori.

    La Costituzione italiana all’articolo 41 dispone che l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”. E’ evidente che le produzioni animali, oltretutto per finalità frivole come l’abbigliamento, considerata l’ampia gamma di prodotti vegetali e sintetici alternativi caratterizzati da performance migliori (in termini di comfort e di impatto ambientale) degli analoghi di origine animale, hanno poco o nulla a che fare con l’utilità sociale.

    Sulla base di queste considerazioni LAV si fa promotrice della prima valutazione etica delle aziende moda, basata sul non utilizzo di materiali di origine animale, tramite l’uso del Rating Animal Free Fashion (Rating AFF).

    Un rating che, innanzitutto, esclude dalla valutazione tutte quelle marche che non hanno pubblicamente adottato una minima scelta etica consistente nella rinuncia all’uso di pellicce animali. Sono invece premiate le aziende virtuose che hanno intrapreso un percorso (con diverso impegno per raggiungere il traguardo finale) di graduale dismissione dei materiali di origine animale.

    Un rating etico che servirà a stimolare le aziende ad aderire al progetto Animal Free oltre che a spingerle verso nuovi traguardi per migliorare il proprio impatto sulla società e renderle sì sostenibili, ma anche etiche.

    LE PRIME AZIENDE IN VETRINA SU www.animalfree.info

    Il sito www.animalfree.info è in continuo aggiornamento e il numero di marche (e prodotti) “Animal Free” aumenterà nei prossimi mesi. Ad oggi tra i marchi con la migliore valutazione etica (VVV+) segnaliamo: Quagga, TU&TU, NVK, Barel Ethical Luxury, CamminaLeggero, Amali, NOAH.

    Al secondo livello rating (VV): segnaliamo la rinomata stilista Elisabetta Franchi – alla cui sfilata parteciperà la LAV, sabato 28 febbraio a Milano (ore 20) – che già per alcuni dei capi della collezione autunno-inverno 2015 utilizzerà il logo “Animal Free”. A questo livello è possibile trovare anche gli accessori moda di Elena Casati.

    Numerosi i marchi posizionati al primo livello “V”: dalla moda bimbo di Miniconf (marchi Sarabanda, Dodipetto, iDO) all’abbigliamento firmato Geox.

    La LAV precisa che:

    Le aziende che non hanno formalizzato alcuna politica commerciale rispettosa degli animali, sono automaticamente escluse da ogni positiva valutazione e ne sconsigliamo l’acquisto. L’adesione al progetto Animal Free, l’utilizzo del logo Animal Free (nonché della valutazione di rating) sono assolutamente gratuiti. Il sito www.animalfree.info è multilingue (inglese, cinese, russo, italiano) per avvicinare i consumatori alla Moda etica e promuovere anche all’estero i prodotti e le aziende impegnate in questo progetto. Il sito www.animalfree.info è adatto alla tecnologie mobile: è navigabile da qualsiasi smartphone, per consentire al consumatore di trovare utili consigli proprio nel momento cruciale, lo shopping. Per aderire al Progetto Animal Free Fashion le aziende possono rivolgersi alla LAV scrivendo a: animalfree@lav.it

    Approfondimenti

    Moda e Responsabilità Sociale: ecco perché il nuovo rating etico della LAV

    La Commissione Europea, con la Comunicazione n.681 del 25/10/2011 (adottata dal Parlamento UE con la Risoluzione n.50 del 6/2/2013), definisce la Responsabilità Sociale d’Impresa come la “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”.

    Molte aziende moda pubblicano (anche sui propri siti web) sezioni dedicate al loro impegno sociale, se non addirittura interi rapporti di “sostenibilità”. Alcune grandi aziende moda dispongono di uffici o dipartimenti dedicati alla Corporate Social Responsibility. Tuttavia, la maggioranza delle imprese (italiane e straniere) tende ad escludere dalle questioni sociali, ambientali ed etiche (anche quando promosse dalle sollecitazioni dei consumatori), la questione animale. L’industria dell’abbigliamento (includendo anche il settore calzaturiero e degli accessori moda) ha delle significative ripercussioni sulla qualità e durata della vita di milioni di animali. Non si tratta solo degli animali allevati, catturati e uccisi per la produzione di pellicce (oltre 80 milioni l’anno nel mondo), ma anche di numeri di fatto incalcolabili delle vite di altri animali che, direttamente o indirettamente, esistono per la fornitura di “materiali” quali: piume, pelle, seta, lana (ma anche corna e ossa). 

    L’industria della moda ha un impatto significativo in particolare su tre aspetti della società, con cui si confronta:

    Benessere animale; inquinamento e consumo energetico; valori socialiSe per quanto concerne gli ambiti “inquinamento e consumo energetico”, la tecnologia potrà trovare soluzioni sempre più efficienti (anche se è dimostrato che le produzioni animali hanno impatti ambientali maggiori delle produzioni alternative), per l’ambito “benessere animale” nessuna azienda sarà mai in grado di dimostrare che al singolo animale da cui ha ricavato il dato materiale, siano state risparmiate privazioni e sofferenze, e assicurata una vita naturale (per qualità e durata). Così come nessuna azienda potrà mai dire di essere rispettosa dei “valori sociali” di rispetto degli animali, che sono sempre più diffusi e radicati nelle nuove generazioni di consumatori.

    La Costituzione italiana all’articolo 41 dispone che l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”. E’ evidente che le produzioni animali, oltretutto per finalità frivole come l’abbigliamento, considerata l’ampia gamma di prodotti vegetali e sintetici alternativi caratterizzati da performance migliori (in termini di comfort e di impatto ambientale) degli analoghi di origine animale, hanno poco o nulla a che fare con l’utilità sociale.

    Sulla base di queste considerazioni LAV si fa promotrice della prima valutazione etica delle aziende moda, basata sul non utilizzo di materiali di origine animale, tramite l’uso del Rating Animal Free Fashion (Rating AFF).

    Un rating che, innanzitutto, esclude dalla valutazione tutte quelle marche che non hanno pubblicamente adottato una minima scelta etica consistente nella rinuncia all’uso di pellicce animali. Sono invece premiate le aziende virtuose che hanno intrapreso un percorso (con diverso impegno per raggiungere il traguardo finale) di graduale dismissione dei materiali di origine animale. Un rating etico che servirà a stimolare le aziende ad aderire al progetto Animal Free oltre che a spingerle verso nuovi traguardi per migliorare il proprio impatto sulla società e renderle sì sostenibili, ma anche etiche.